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ARTE.

Uno dei termini più usati dei nostri tempi. Come tutto ciò che si usa di più si rischia di conoscerlo di meno.

Partiamo dal latino.. In latino la parola ars indica l’azione, nel senso più ampio del termine, in genere riferendosi ad un’azione competente, cioè un’azione fatta in accordo con i principi di qualche tecnica (tekne’, dal greco)..

E’ un “artista” il fabbro, il fornaio, il musicista.. chiunque produca qualcosa in accordo con un sapere specifico..

Poi, nel tempo, si sviluppano le artes liberales, ovvero le arti che riguardano tutto ciò che si confà all’uomo libero: sono arti la grammatica (sarebbe carino spiegarlo ad alcuni), la matematica, la retorica e al contempo sono arti quelle degli animali: l’arte delle api di creare l’alveare e così via …

Nel corso del Medioevo e del Rinascimento nascono le “facoltà delle arti” e si sviluppa il concetto di arte come qualcosa di opposto a ciò che è naturale: un artefatto e’ qualcosa cge e’ stato creato ad hoc, differente da una bellezza naturale..

E poi accade qualcosa: le caste sociali si allontanano sempre di più tra di loro, le elite culturali –  spesso elite economiche – si accaparrano il monopolio dell’arte e semmai lasciano uno spazietto alla cosiddetta arte povera: tutto ciò che è fuori dalla corsa del primato (o primate?) culturale esce dal campo dell’arte e spesso finisce relegato in quello del folklore o della magia..

poco male, la scimmia nuda ed evoluta va alla conquista del mondo in virtù del Suo mondo, quello europeo occidentale civilizzato e sperequato. E l’arte diventa sempre più un intellettualismo arzigogolato che somiglia proprio pallidamente all’ars latina: un sapere.

Perche’ se il sapere diventa di classe anche la cosiddetta arte lo diventa. E tutto il resto e’ noia.

Salteranno sulle sedie I buontemponi amanti del bello e della storia dell’arte, dicendo che tutte le forme di arte sono arte.. Ci sta.

Ma facciamo un salto a cosa tutto questo ha prodotto ai giorni nostri.

Italia 2017.

Dove l’arte e’ un fenomeno politico, di casta, nel migliore dei casi e’ un corpo in stato terminale di una vecchia elite culturale che si arrocca su vecchi parametri e vecchie teorie. Arte come teoria, arte come status, arte come allitterazione generazionale di un ultimo baluardo culturale alquanto démodé.

Lo ridico:

– arte e’ essere uscito da quell’Accademia X o Y dove ormai non c’è più alcun fermento culturale ne’ preparazione ma 100 anni fa c’erano I GRANDI.

– arte e’ aver lavorato con quel nome e quel cognome

– sei un artista se rispecchi i canoni – non importa che siano logori sdruciti e puzzolenti -della cultura ufficiale di 60 anni fa.

E così sia.

Allora a volte respiro profondamente e mi domando:

E se questo fosse solo CAMOUFFLAGE?

Se l’arte stanca di noi si fosse travestita da tutto questo in attesa che qualcuno si desti e abbia di nuovo voglia di divertirsi, tra mille selfie e qulche attestato?

Se potessimo riprenderci quello che è nostro, la Nostra Arte, l’arte di far ridere di fare l’amore di divertirci di essere liberi di essere pazzamente geniali di essere espansi così espansi che non abbiamo più bisogno di copiare dei canoni ma possono creare dei canoni?

E come sarebbe se arte fosse passeggiare nella sabbia e respirare a pieni polmoni e intonare una melodia che solleva il cuore e riprendere il volo di una farfalla e poter fare tutto questo senza che qualcosa di pesante come i cosiddetti intellettuali possa decidere cosa e’ e cosa non e’ arte?

E se invece della merda d’artista potessimo mettere il cuore e la pancia e il sorriso a tutti denti e potessimo creare qualcosa dalla cooperazione dal contributo dall’invito e dalc’e posto per tutti?

Forse cadrebbero i muri di carta delle Accademie

Forse si scioglierebbero le targhe di bronzo dei bonzi

Forse davvero c’è spazio per tutti quelli Chen sono rimasti vivi

Valeria De Luca